Terremoti in Abruzzo

Il terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009, con 309 vittime, ha segnato profondamente la città e molti altri comuni dell’Appennino; lo stesso territorio è stato marginalmente interessato anche dai terremoti del 2016 e 2017 con epicentro Amatrice. Si tratta di una ferita ancora aperta perché la ricostruzione di un capoluogo di regione terremotato è una operazione complessa che richiede grandi finanziamenti e che si interseca con la inevitabile lentezza amministrativa e con le incertezze politiche. Si sono avvicendati più commissari a dirigere la macchina burocratica ma la ricostruzione segna il passo e in gran parte deve essere ancora avviata.

L’Abruzzo è la seconda regione italiana per superficie al massimo livello di pericolosità sismica (dopo il Friuli) e terza per popolazione ed edifici residenziali (dopo Campania e Sicilia). È quanto emerge dalle elaborazioni che il Cresa ha svolto integrando la classificazione sismica del territorio nazionale con i dati forniti dall’Istat.

Cronologia sismica

Il catalogo sismico italiano riporta sette eventi con magnitudo M≥ 6 con epicentro nell’area appenninica regionale (1315, 1349, 1461, 2 febbraio 1703, 1706, 1915, 2009): a tali terremoti sono riferibili danni ingenti a numerosi abitati (fino al grado XI della scala Mercalli-Cancani-Sieberg) e vittime. Altri terremoti distruttivi hanno interessato la regione con magnitudo compresa tra 5 e 6 (1762, 1904, 1933, 1984, 2016, 2017).

terremoti in Abruzzo: Avezzano 1915
Avezzano 1915
Magliano dei Marsi 1915
Magliano dei Marsi 1915
Unica casa sopravvissuta ad Avezzano nel 1915
Unica casa sopravvissuta ad Avezzano nel 1915

Il terremoto dell’Aquila ha offerto l’occasione a vari istituzioni di ricerca (Consiglio Nazionale delle Ricerche, ENEA, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Servizio Sismico Nazionale, Università) di svolgere indagini e studi sulla conoscenza del territorio in funzione  del rischio sismico, studi che hanno consentito oggi  ad un alto grado di conoscenza del territorio italiano. La regione era stata anche oggetto di uno studio specifico del 1999, dedicato al terremoto del 1915 (13 gennaio 1915, il terremoto nella Marsica, a c. di S. CASTENETTO e F. GALADINI, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1999). La conoscenza del rischio sismico esclude per ora la prevedibilità degli eventi. A proposito di esperti e di eventi non si può non parlare dell’uso assolutamente discutibile degli scienziati della commissione grandi rischi per fornire informazioni tranquillizzanti agli aquilani 4 giorni prima del sisma; ecco i documenti del processo e rimando alla ricostruzione di Alberto Orsini “Tranquilli – Il processo alla Commissione Grandi Rischi”, Edizioni Mondo Nuovo-AbruzzoWeb e di Alessandro Amato e Fabrizio Galadini “GLI ARGOMENTI DELLA SCIENZA NEL PROCESSO DELL’AQUILA ALLA COMMISSIONE GRANDI RISCHI” (link).

Perché i terremoti in Abruzzo?

classificazione

I terremoti in Abruzzo sono sempre avvenuti. Uno dei risultati più importanti degli studi sul comportamento sismico della catena appenninica riguarda l’evidenza di intervalli temporali per l’origine di eventi con elevata magnitudo nella stessa zona epicentrale. L’Abruzzo presenta 3 aree interessate a sismicità storica: l’area marsicana, quella aquilana e la conca peligna.
Non ci addentriamo nello specifico dei principali sistemi di faglie; ci sono importanti studi di Vezzani & Ghisetti, 1998 e vari articoli, per esempio questo: Vezzani, Ghisetti, Festa, Caratterizzazione strutturale dei principali sistemi di faglie dell’Abruzzo Aquilano, 2009, con diversi grafici.
La mappa sulle zone sismiche della regione Abruzzo è sufficientemente esplicativa sulle aree interessate. Secondo l’articolo di R. Colapietra, G. Marinangeli, P. Muzi, Settecento abruzzese – Eventi sismici, mutamenti economico-sociali e ricerca storiografica, L’Aquila, 2004 la zona sismica di cui si conosce meno è quella peligna.

I principali terremoti

Terremoto della Marsica del 1915

Il terremoto della Marsica del 1915, noto anche come terremoto di Avezzano, fu un drammatico evento sismico avvenuto il 13 gennaio 1915 che devastò zona della Marsica e le aree limitrofe del Lazio causando secondo i dati del servizio sismico nazionale più di 30.000 morti.

La scossa principale di origine tettonica non fu preceduta da alcun evento premonitore tale da creare un particolare allarme. La sua intensità fu pari all’XI grado della scala Mercalli; in seguito la sua magnitudo fu stimata in 7.0 Mw. E’ considerato l’evento più catastrofico dell’Abruzzo e uno dei più catastrofici di sempre in Italia.

I documenti storici documentano forti terremoti nei distretti sismici marsicani in epoca antica e nel corso del Medioevo. Nel 1231 un sisma con epicentro a San Germano (Cassino) causò gravi danni anche nell’area fucense-rovetana, così come avvenne con il sisma del 1315 e con il terremoto dell’Appennino centro-meridionale del 1349. Altri eventi sismici di rilievo causarono danni nella Marsica e nell’intera provincia aquilana negli anni 1456, 1461, 1654, 1695, 1703, 1706 e 1885.

Il 24 febbraio 1904 un terremoto di magnitudo stimata di 5.7 con epicentro a Rosciolo dei Marsi causò gravi danni al patrimonio architettonico dell’area, non facendo tuttavia registrare alcuna vittima. Pochi mesi dopo, il 2 novembre dello stesso anno, un sisma di magnitudo 4.8 fu registrato nel distretto sismico fucense. La stessa magnitudo fu registrata nella Marsica Occidentale il 22 febbraio 1910 e nella Marsica Orientale il 14 aprile 1914. [fonte]

L’evento sismico mise in evidenza l’impreparazione e, in parte, l’impotenza dello Stato italiano, tutto concentrato sull’imminente guerra (vedi Interpellanza Sipari). Tra le emergenze del terremoto ci fu il problema degli orfani.

Il sisma del 1915 interruppe bruscamente il processo di trasformazione urbana che dalla metà dell’Ottocento stava inesorabilmente trasformando Avezzano da piccolo borgo murato a centro territorialmente strategico per l’economia della regione, in particolare dell’area marsicana. [fonte]

Avezzano 1915
Avezzano 1915
Avezzano
“Vue de la ville d’Avezzano, au bord du lac de Celano, royaume de Naples.” Jean-Joseph-Xavier Bidauld, 1789, Museo del Louvre
Gioia vecchio
Gioia vecchio (1.600 morti)

Terremoto della Maiella del 1706

Il terremoto della Maiella del 1706 è stato un evento sismico verificatosi il 3 novembre 1706. Si tratta di uno dei più disastrosi terremoti italiani – il maggiore tra quelli che hanno interessato la Valle Peligna – , avvenuto a soli 3 anni di distanza dalla crisi sismica del 1703 che aveva colpito L’Aquila. L’epicentro è stato localizzato sul versante aquilano della Maiella, e precisamente a Campo di Giove, a circa 15 km a est di Sulmona. [fonte]

Le vittime, nella sola Sulmona, ammontarono a 1150 circa su un totale di 2 400, un numero comunque “piccolo” se paragonato al numero degli abitanti, 9 000-10 000. Nelle altre città i morti superarono spesso il centinaio, anche se non per tutti abbiamo relativa documentazione.

Il sisma è stato messo spesso in relazione con quello appena precedente dell’Aquila, ma gli studi attuali parlano di causalità indiretta e di influenza temporale [cfr. fonte e fonte]. Anche il discorso sulle faglie è ancora controverso ma si esclude la continuità con quella aquilana.

Questo evento sismico colpì una città che doveva presentare edifici cronologicamente riferibili ad un intervallo plurisecolare, dai secoli XIII-XIV in poi. Per quanto riguarda la distribuzione del danno all’interno del centro storico, non è possibile rendere un dettaglio paragonabile a quello che verrà fornito per i più recenti terremoti, a partire dal 1915. Vari indizi, tuttavia, suggeriscono che l’intero abitato all’interno delle mura, senza distinzioni di zone più o meno colpite, ebbe a soffrire ingenti danni. Ciò è testimoniato, a esempio, dalla ricostruzione post-sisma, da cui emerge che gran parte del centro storico attuale è costituito da edifici dei secoli XVIII e, soprattutto, XIX. [fonte]

Terremoto dell’Aquila del 1703 e 2009

Una lista dei principali eventi sismici che hanno colpito l’Aquilano a partire dal XIV secolo si trova qui. I terremoti più disastrosi ( M≥ 6 ) sono avvenuti nel 1461, 1703, 2009.

In realtà è del 1315 il primo rilevante evento sismico a colpire la città dell’Aquila, sorta alla metà del secolo precedente al confine tra il Regno di Napoli e lo Stato pontificio, e causò numerosi danni al patrimonio artistico e architettonico. Ma le notizie di danni e vittime non sono molto precise.

Il sisma devastante per L’Aquila si verificò invece il 26 novembre (o il 27 novembre secondo altre fonti) del 1461; la sequenza sismica legata a questo evento era già iniziata da qualche mese e già il 16 novembre la città venne colpita da un terremoto che non fece danni. Gravissimi, furono invece gli effetti della scossa di dieci giorni dopo che distrusse totalmente i centri di Castelnuovo, Onna, Poggio Picenze e Sant’Eusanio Forconese e devastò L’Aquila, in particolare i quartieri storici di San Giovanni e di San Pietro: un quarto degli edifici crollò e la stragrande maggioranza dei rimanenti furono lesionati in maniera grave. [fonte]

Dalle testimonianze raccolte da Anton Ludovico Antinori si evince che due ore dopo la scossa principale si verificò una replica, anch’essa molto forte che fece crollare gli edifici già pesantemente lesionati dalla scossa precedente. I sopravvissuti, in fuga dalle proprie abitazioni, si accamparono per giorni negli spazi aperti della piazza del Mercato o del Campo di Fossa. [fonte]

Quello del 1703, conosciuto come il Grande Terremoto è il sisma di maggiore gravità della storia cittadina. La prima scossa si verificò il 14 ottobre 1702 ma la maggiore venne registrata il 2 febbraio del 1703, giorno della Candelora, con una magnitudo 6,7 e danni ingentissimi. Aquila venne completamente rasa al suolo, con quasi tutte le chiese e gli edifici pubblici crollati o gravemente danneggiati. Si stima che nelle varie scosse che colpirono la città quell’anno siano morte in tutto oltre 6.000 persone.  [fonte]
Un lungo esame  delle caratteristiche sismologiche del lungo periodo sismico del 1703, delle informazioni che sono disponibili dalla documentazione settecentesca sugli effetti geologici del terremoto e del contesto della cultura sismologica nazionale della seconda metà dell’Ottocento si trova nel testo di Fabrizio Galadini.

Col nome di terremoto dell’Aquila del 2009 si intende una serie di eventi sismici, iniziati nel dicembre 2008 e terminati nel 2012, con epicentri nell’intera area della città, della conca aquilana e di parte della provincia dell’Aquila. La data si riferisce principalmente alla scossa principale, verificatasi il 6 aprile 2009 alle ore 3:32, che ha avuto una magnitudo pari a 6.3. Il numero definitivo è di 309 morti, circa 1600 feriti di cui 200 gravissimi e circa 65.000 sfollati, alloggiati momentaneamente in tendopoli, auto, alberghi lungo la costa adriatica.

La ricostruzione sta avvenendo secondo un piano approvato nel 2012. Molti monumenti sono stati restaurati mentre si sta lavorando sulla edilizia pubblica. Ma il lavoro di ricostruzione nel centro sarà ancora lungo; più spediti sono i lavori nei piccoli centri del cratere. I vari governi hanno cercato di velocizzare le procedure con strutture amministrative ad hoc e la nomina di un commissario.

Il culto di San Emidio protettore dei terremoti

La paura e la ricerca di rassicurazione e protezione sono all’origine delle più svariate manifestazioni umane: riti, feste, interdetti, comportamenti pubblici e privati, molto insomma di quanto si riassume nell’espressione generica “le mentalità”.

Nell’Occidente cristiano il culto di santi specializzati nella difesa dai terremoti è un fenomeno relativamente recente. Nel medioevo e fino a tutto il Cinquecento le figure di cui si invoca  il patrocinio  in caso  di terremoto  sono in  genere la  Vergine e/o  il santo patrono di una località (cioè,  rispettivamente, l’intermediaria più potente  in assoluto e l’intercessore ufficiale di una comunità).

In Italia, per quanto ci consta, le prime tracce documentarie di culti tributati a santi specialisti in terremoti risalgono alla seconda metà del Seicento. Ne sono oggetto  due quasi contemporanei, membri di ordini religiosi di recente istituzione e grande diffusione sul territorio: Filippo Neri, fondatore dell’ordine oratoriano (canonizzato nel 1622) e il gesuita  Francesco  Borgia  (canonizzato  nel  1671).

Non c’è invece traccia, nel Racconto istorico dei terremoti di quella che sarà la più fortunata innovazione cultu(r)ale derivante dai terremoti del 1703, legata alla figura di sant’Emidio vescovo di Ascoli Piceno. Il culto di sant’Emidio come patrono cittadino è attestato ad Ascoli dalla prima metà del secolo XI: si tratta – come è ovvio – di un culto limitato  al  territorio  della  diocesi di  Ascoli.  Il  culto  di sant’Emidio  protettore  dai terremoti nasce invece  proprio nel  1703 e  –  a  differenza del  culto  patronale – non è vincolato ai limiti del territorio diocesano.

Fonte: Viviana Castelli, A che santo votarsi. L’influsso dei grandi terremoti del 1703 sulla cultura popolare, L’Aquila 2004

Culto di San Emidio
Culto di San Emidio
san emidio a csa
San Nicola di Bari, Sant’Emidio, miracolo di San Vincenzo Ferrer a Città Sant’Angelo
Interno della cripta del duomo di Ascoli Piceno
Interno della cripta del duomo di Ascoli Piceno

Nel 1703 terribili terremoti colpirono l’Italia centrale: tra gennaio e febbraio una successione di fortissime scosse portò la devastazione in tutto il vasto territorio compreso tra Norcia, Amatrice e L’Aquila. I maggiori tra questi eventi sismici, verificatisi il 14 gennaio e il 2 febbraio, furono risentiti quasi dappertutto in Italia.
Quando la situazione fu tornata alla normalità, gli ascolani dovettero riconoscere che il loro santo patrono aveva svolto in modo egregio le sue mansioni di difensore della città e dei cittadini. Infatti in tutto quel trambusto gli edifici di Ascoli avevano subito danni piuttosto lievi. Inoltre diversi ascolani che (per ragioni personali o professionali) si trovavano nelle località più gravemente colpite o comunque in luoghi dove c’erano stati crolli di edifici, erano scampati – spesso fortunosamente – alla morte.
Come se non bastasse, c’era anche chi sosteneva che la protezione del patrono di Ascoli si fosse estesa anche a quei forestieri («cittadini di altre diocesi») che avevano cominciato a invocarne l’aiuto dopo aver notato come i loro conoscenti ascolani tendessero a cavarsela anche nelle situazioni sismicamente più pericolose.
Cominciò così pian piano a svilupparsi la consuetudine di invocare sant’Emidio come protettore contro il terremoto. Una devozione che – diversamente da quella che gli era tributata in qualità di patrono di Ascoli – non rimarrà racchiusa entro i confini della diocesi di Ascoli ma si diffonderà gradualmente in Italia e all’estero fino a raggiungere territori lontanissimi dalla città marchigiana.

La devozione per Sant’Emidio è attestata in centosessantuno località abruzzesi (dati 2016), cioè in più della metà dei comuni.

Fonte

Su questa devozione diffusa si raccontano tante storie, come Santo Emidio a Lanciano o come Castel di Sangro che chiese e ottenne nel 1757 la cittadinanza ascolana.

Gestione dei terremoti ieri ed oggi

Erminio Sipari, deputato del collegio di Pescina (AQ), ingegnere, nel suo intervento del 19 marzo [1915], fece la seguente cronaca rievocativa di quel tragico giorno:
“La mattina del 13 gennaio, mentre l’alveo del Fucino franava, spaccandosi lungo un’enorme frattura da Collarmele a Gioia de’ Marsi, una serie di onde sismiche concentriche si diffusero, come la scienza insegna, con una velocità media di quindici chilometri al secondo e raggiunsero, quindi, dopo solo sei secondi la nostra Roma, dove la scossa fu sensibilissima.
Fu questo, onorevoli colleghi, il primo radiotelegramma che dava notizia dell’avvenuto movimento tellurico …
Il professore Palazzo, direttore dell’Ufficio di meteorologia e di geodinamica del Collegio Romano, poté comunicare al ministero dell’Interno che l’epicentro distava cento chilometri circa da Roma …
Il ministro delle Poste, dispose immediatamente che si localizzasse la regione che aveva interrotte le sue comunicazioni telegrafiche e telefoniche con la capitale e in breve risultò che Avezzano e Sora non rispondevano alle reiterate chiamate …
Anche se telegrammi non fossero pervenuti dalle autorità̀ locali o da privati, bastava questo …
Ma, sembra che il Governo attendesse la risposta del sottoprefetto di Avezzano, il quale però non poteva dare informazioni per la semplice ragione che era rimasto miseramente sepolto sotto le macerie insieme ai suoi undicimila concittadini …
L’unico treno di soccorso partito il giorno 13 per iniziativa dell’onorevole ministro dell’interno fu quello ordinato alle ore 19,40; ma che non poté́ partire che alle 23.30, perché́ solo a quell’ora giunse alla stazione di Termini la sanità. …
Il giorno 15 a Gioia dei Marsi non c’erano che 50 uomini; né ad Ortucchio, né a Lecce dei Marsi ne ho trovato uno il giorno 16 a sera. Il 17 a sera a Trasacco, a Collelongo, a Villavallelonga non trovai ancora un solo soldato. Il 18 Bisegna, Aschi e Sperone erano ancora completamente abbandonati.
Eppure avevo spedito telegrammi fin dal 13 sera da Avezzano
Non sarebbe stata idea né strana né inopportuna quella di inviare in missione aerea verso la Marsica i nostri baldi ufficiali. … Un dirigibile era pronto nell’hangar di Jesi e da Jesi ad Avezzano non intercorrono che 160 chilometri, che sarebbero stati coperti in due ore … anche dall’altezza di mille metri si sarebbe visto nettamente che Avezzano era ridotto ad un cumolo di macerie, che Paterno era stato svelto dalla montagna, che San Benedetto era ridotto ad un enorme dado di pietrame informe e che Gioia dei Marsi era scivolata giù̀ dalla falda su cui siedeva, formando un orrido brecciaio … e così anche per gli aeroplani … al poligono di Nettuno ne esistevano due, ciascuno a due posti
”.
Solo tra le ore 11.25 e le 11.50 di quel 13 gennaio iniziarono ad arrivare al ministero dell’Interno telegrammi dalla zona maggiormente martoriata dal sisma:
n. 847.Tagliacozzo. Urgentissimo. Ministro Interno Roma. Terremoto ha distrutto completamente Sgurcola, Cappelle, Magliano, Cappadocia, Frazione Tagliacozzo urgono soldati. Il sindaco Tancredi”.

Fonte: Il dibattito parlamentare sul sisma marsicano del 1915

Questa era la situazione di cento anni fa. Quante vite si sarebbero potute salvare?

Oggi in Italia esiste un efficiente servizio integrato di protezione civile che interviene tempestivamente in tutte le emergenze e che ha dato larga prova delle sue capacità proprio nel terremoto dell’Aquila. Ma la gestione emergenziale è quella che interviene dopo. Molto prima bisogna iniziare un discorso di formazione ed informazione individuale e collettiva sui comportamenti da tenere in caso di terremoto (anche a scuola); aggiornare la normativa tecnica sulla resistenza delle costruzioni e sull’uso di tecniche e tecnologie adeguate; definire una classificazione sismica dei comuni da cui far derivare la microzonazione dei piani regolatori; pianificare l’emergenza.

Il terremoto non si può prevedere ma si possono limitare i danni al minimo. Come sempre la ricerca scientifica e la conoscenza sono il nostro strumento di previsione e di azione, San Emidio non si offenda.

Alcuni link e documenti di approfondimento


Vuoi ricevere gli aggiornamenti mensili di abruzzodascoprire.it? sottoscrivi la nostra newsletter qui o nel footer

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *