San Domenico dei serpari

Il primo maggio di ogni anno si celebra a Cocullo, comune dell’aquilano, la festa di San Domenico dei serpari, un’antichissima festa di origini pagane su cui successivamente si è unito il rito religioso in onore di San Domenico.

Cocullo costituiva il più avanzato baluardo militare di Roma nella guerra contro Corfinio, come si legge nello storico Strabone. Con la loro prolungata permanenza, i romani introdussero i loro usi, costumi e tradizioni pagane. Una di queste tradizioni consisteva appunto nell’offrire, ai primi tepori primaverili, alla Dea Angizia, divinità marsa e latina venerata nella vicina Luco dei Marsi, un omaggio di serpenti vivi come rito propiziatorio.

Secondo la tradizione religiosa, San Domenico donò un proprio dente alla popolazione di Cocullo, collegando il dente al veleno dei serpenti. Dopo i molteplici miracoli e portenti straordinari operati dal Santo nel liberare i cocullesi dalle morsicature di vipere e serpenti velenosi, la usanza pagana fu trasformata in un rito di religioso, omaggio cattolico a San Domenico.

Da centinaia e centinaia di anni quell’omaggio viene ripetuto in Cocullo ogni primo Maggio, quando, all’uscita della Statua dal Santuario per la Processione, i Serpari si stringono attorno a San Domenico per offrirgli i numerosi serpenti catturati nelle zone circostanti il paese. Questo rito richiama un grande pubblico, anche dall’estero; la festa di San Domenico dei serpari è stata candidata presso l’UNESCO come Patrimonio immateriale dell’umanità

La figura del serparo

“… Non fa sosta alle soglie. Passa. È frate del vento. Poco parla. Sa il fiato suo tenere. Piomba. Ha branca di nibbio, vista lunga. Piccol segno gli basta. Perchè triemi il filo d’erba capisce”.
Questo è il serparo descritto da Gabriele D’Annunzio nella tragedia “La fiaccola sotto il moggio” (Atto III, scena I).

La ricerca dei serpenti da portare in processione inizia già nei mese precedenti, quando il tepore primaverile comincia a scaldare la terra, nelle campagne e nelle montagne intorno a Cocullo. I rettili vengono poi custoditi in cassette di legno (anticamente di terracotta) e alimentati dai propri serpari fino ai giorni dell’evento. 

Il serparo è un personaggio mitico che deriva la sua arte, ereditariamente, da un’antica stirpe originata dal figlio di Circe. Quei Marsi, il cui nome vuol dire “maneggiatori di serpenti”, come riferiva Plinio il Vecchio, erano muniti di poteri magici tali da guarire i morsicati dai rettili con il solo toccamento.

Al di là dei miti, la storia dei serpari sembra risalire alla figura del “ciarallo” (colui che riesce a incantare il serpente e a renderlo mansueto), più radicata nell’Italia meridionale, che derivava il suo potere da trasmissione ereditaria o da iniziazione, e che esercitava proprie tecniche segrete di cattura e di maneggiamento degli ofidi e, parallelamente, di cura e immunizzazione.

I serpari di oggi conservano dei loro antichi predecessori le stesse tecniche, ma il ruolo sacrale e professionale proprio del “ciarallo” si è mutato in una forma di devozione laica e di partecipazione al rito che è, appunto, riappropriazione delle radici, in una forma di rinnovato rispetto per la natura.

Infatti il serpente ha un profondo rispetto da parte dei serpari. A fine processione ogni serparo recupera i suoi serpenti e li riporta in libertà nel loro habitat. 

Dalla cattura allo studio

Protagonisti di questa antica tradizione sono i serpenti Elafhe quatuorlineata più comunemente detto cervone dal tipico colore ambra e con 4 linee nere che dalla testa seguono il corpo fino alla coda, totalmente innocuo. Altre specie raccolte: il saettone, la biscia dal collare, il biacco.

E’ nato nel 2007 il progetto di conservazione SALVAGUARDIA SPECIE che vede uniti erpetologi e serpari in uno scambio reciproco di informazioni. Animali come i serpenti sono normalmente tenuti a distanza anche da chi lavorando i campi o pascolando il bestiame è solito trovarli nello svolgimento delle proprie attività. Qui, a Cocullo è esattamente il contrario.

L’esperienza dei Serpari di Cocullo è un bene prezioso da preservare e valorizzare. La fusione di queste conoscenze ha lo scopo di aumentare le notizie sulla biologia delle specie di serpenti impiegate durante la cerimonia della festa di San Domenico. L’ambizione è riuscire ad utilizzare i risultati che saranno raggiunti nel corso dei prossimi anni per conservare questi animali non solo a livello locale ma fornendo indicazioni che possano avere una validità per le popolazioni regionali e nazionali di ofidi. 

(fonte)

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