Paesi fantasma d’Abruzzo

Anche in Abruzzo ci sono borghi una volta abitati e vitali, custodi di storia, cultura, arte, che, per motivi diversi (terremoti, frane, emigrazione, difficoltà di comunicazione, condizioni invernali proibitive, ecc.) sono stati abbandonati o sono ormai abitati da pochissime famiglie e/o solo d’estate. Si tratta di paesi fantasma d’Abruzzo, irrimediabilmente avviati sulla via dell’abbandono e diventati piccoli tesori dimenticati.

Spesso per ogni paese abbandonato, c’è un paese nuovo più a valle, un paese più facile da raggiungere o al riparo da intemperie e calamità naturali, dove gli abitanti dell’antico borgo si sono trasferiti. A volte sono rimasti dei legami, magari funzionali, tra il nuovo e il vecchio, ma la sensazione è che la vita moderna richiede dei requisiti logistici non più compatibili con le vecchie strutture e che l’abbandono sia irreversibile.

Dove sono i paesi fantasma d’Abruzzo?

L’elenco è solo indicativo senza nessuna pretesa di esaustività.

Provincia di Teramo:

  • Acquaratola, un tempo Acquaradula, è una frazione di Rocca Santa Maria.
  • Altovia, una frazione del comune di Cortino, abitato in estate.
  • Casagreca (nel passato conosciuta come Casareco, o Casarice, o Casarico, o Casereco) è una frazione di Cortino.
  • Castiglione della Valle, frazione di Colledara.
  • Collegrato è una frazione di Valle Castellana.
  • Corelli, frazione di Tossicia.
  • Faraone, noto anche con le denominazioni di Faraone Vecchio e Faraone Antico, è una frazione del comune di Sant’Egidio alla Vibrata.
  • Forno fa parte del comune di Rocca Santa Maria.
  • Fiume è una frazione del comune di Rocca Santa Maria. Il borgo è situato all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, a 3 chilometri da Rocca Santa Maria. Il suo nome deriva dalla posizione geografica dell’abitato, e precisamente dal fiume Tordino che attraversa la località.
  • Frunti o Fronto è stata un’antica circoscrizione territoriale e amministrativa di cui ancora oggi si ha memoria del suo nome, sita a sud ovest del comune di Teramo, che nel corso del basso medioevo assunse estensione e confini diversi.
  • Laturo è una frazione del comune di Valle Castellana, compresa nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
  • Martese è una frazione del Comune di Rocca Santa Maria.
  • Masseri è una frazione del Comune di Campli.
  • Pomarolo è una frazione di Rocca Santa Maria.
  • Piano Maggiore è una frazione di Valle Castellana.
  • San Biagio è una frazione di Rocca Santa Maria.
  • Serra è una frazione del comune di Rocca Santa Maria. Il borgo è sito a quota 1096 metri, nel territorio dei Monti della Laga, all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
  • Stivigliano, frazione di Valle Castellana.
  • Tavolero o Tavolieri, o Tivolieri, è una frazione del Comune di Rocca Santa Maria, sui Monti della Laga, nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga;
  • Valle Piola è un paese disabitato, sito nel comune di Torricella Sicura nel cuore dei Monti della Laga.
  • Valle Pezzata è una frazione del comune di Valle Castellana, raggiungibile solo a piedi.
  • Vallenquina, che alcuni dicono anticamente si chiamasse Vallonchina, altri Valle Equina,è una frazione di Valle Castellana.

Provincia di L’Aquila

  • Sperone è una frazione abbandonata situata nel comune di Gioia dei Marsi, a seguito del terremoto del 1915.
  • Morrea è una frazione del comune di San Vincenzo Valle Roveto.
  • Morino vecchio, nel comune di Morino, a seguito del terremoto del 1915.
  • Meta Vecchio di Meta, frazione di circa 370 abitanti del comune di Civitella Roveto, a seguito del terremoto del 1915.
  •  Lecce Vecchio insieme ai casali di Sierri e Buccella a Lecce nei Marsi, a seguito del terremoto del 1915.
  •  Frattura Vecchia, nel comune di Scanno, a seguito del terremoto del 1915.
  • Albe vecchia è una frazione di Massa d’Albe, a seguito del terremoto del 1915.
  • Roccavecchia nel comune di San Vincenzo Valle Roveto, il primordiale borgo di Roccavivi distrutto dalla frana del 1616.
  •  Calascio Vecchio, distrutto dal terremoto del 1706, su cui poggia la nota Rocca di Calascio, nel comune di Calascio.

Provincia di Chieti

  • Buonanotte Vecchio, nel comune di Montebello sul Sangro, per una frana che danneggiò il paese nell’Ottocento.
  • Gessopalena Vecchia nel comune di Gessopalena, distrutta dai tedeschi nel ’44.
  • Lettopalena Vecchia, nel comune di Lettopalena, distrutta dai tedeschi nel ’44.
  • Valloni è una frazione del Comune di Schiavi d’Abruzzo.

Provincia di Pescara

  • Pietra Spaccata (Castrum Rocchettae) facente parte della frazione di Roccacaramanico nel comune di Sant’Eufemia a Maiella.
  • Salle Vecchia, nel comune di Salle, comprendente anche il Castello di Salle, colpito dal terremoto 1915 di Avezzano, poi da una frana causata da un terremoto nella Majella nel 1933.

Paesi abbandonati d’Abruzzo: il recupero

Da qualche decennio è iniziato il percorso inverso di riscoperta e recupero come effetto del turismo green e slow autentico trasformativo. Pioniere della rinascita dei borghi abruzzesi è stato Daniele Kihlgren, modello imprenditoriale per il recupero dell’antico borgo disabitato di Santo Stefano di Sessanio e di quello che è definito “tutela del patrimonio storico minore”.

Paesi fantasma d'Abruzzo
Santo Stefano di Sessanio

L’isolamento ha preservato queste località dalla cementificazione e dalla speculazione edilizia. Per questo oggi il messaggio di riscoperta non può prescindere anche dalla tutela. Santo Stefano di Sessanio è un modello che sta facendo scuola.

Si tratta di sfide complesse, non risolvibili con un unico modello imprenditoriale. Non si parla solo di restaurare, ma di rivitalizzare, di dare un nuovo senso affinché la presenza umana possa di nuovo mettere i paletti alla natura che, senza cura, tornerebbe ad impossessarsi dei manufatti. Occorrono idee ed investimenti. Si tratta insomma di un progetto culturale che ha come fine non solo il recupero del borgo, ma anche lo sviluppo di una nuova economia del territorio, senza la quale non c’è futuro. Per questo la soluzione scelta da alcune amministrazioni comunali che intendono vendere le case abbandonate al prezzo simbolico di un euro stenta a decollare. Non manca la volontà individuale, ma è necessaria una visione collettiva proiettata al futuro.

Il futuro è turismo sostenibile

Il recupero dei paesi abbandonati d’Abruzzo è tappa fondamentale nello sviluppo del turismo sostenibile e consapevole e passa attraverso il recupero di esperienze dal vissuto di un tempo. I paesi fantasma sono, dopotutto, un soggetto antropologico, un vissuto sospeso. Si può ridare loro il senso attraverso una ricerca etnografica per un progetto di restauro molto accurato o attraverso un folclore non strettamente filologico, ma occorre piano di recupero affiancato da un progetto economico sostenibile. Non a caso sono molto interessati ai recuperi gli investitori stranieri.

La vita è fatta di cicli, di eterni ritorni: dal fondo dell’abbandono è rinata un’idea di sviluppo per strutture che sembravano destinate all’oblio. Oltre le mura coperte di edere comincia a rinascere la vita, linfa e progetto per un futuro consapevole che ha bisogno di radici e di passato.

Siti utili

Bibliografia

  • Colanzi Enzo, Dove tornano le nuvole bianche Viaggio in bicicletta nell’Abruzzo abbandonato, UAO, L’Aquila, 2015.
  • Kihlgren Daniele, I tormenti del giovane Kihlgren, Baldini + Castoldi, 2020
  • Antonio Mocciola, Le vie nascoste. Tracce di Italia remota, Giammarino, 2011
  • Antonio Mocciola, Le belle addormentate. Nei silenzi apparenti delle città fantasma. Guida alla scoperta di 80 luoghi dimenticati, Betelgeuse, 2015
  • Vito Teti, Il senso dei luoghi Memoria e storia dei paesi abbandonati, Virgola, n. 108, Donzelli editore

 


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