Megaliti in Abruzzo

Spesse volte quando vogliamo presentare una grande costruzione archeologica avvolgendola di mistero e leggenda, magari insinuando origini extraterrestri o rimarcando la mancanza di spiegazioni tecniche sulla costruzione, scomodiamo le piramidi egizie o i menhir allineati in cerchio (come Stonehenge) o costruzioni Maia  o Inca.

In realtà anche le popolazioni italiche ci hanno lasciato costruzioni mastodontiche e complesse come le mura megalitiche. Ci sono esempi in ogni regione del Centro e del Sud Italia e hanno una datazione compresa tra il VII e II secolo a.C.

L’opera megalitica è composta da grandi blocchi lapidei, in parte lavorati, posti a secco, senza l’uso di leganti. Si trovano in zone dalla conformazione calcarea e sono posizionate in genere su terrazzamenti vicini a fossi o terreni scoscesi.

Si chiamano anche mura ciclopiche poiché era convinzione soprattutto dei classici greci che fossero state costruite dai mitici ciclopi, gli unici esseri tanto forti da poter spostare massi così grandi. Gli esempi più famosi al mondo si trovano ad Argo, Micene e Tirinto e sono attribuite a popolazione preelleniche che abitavano la Grecia.

Anche in Abruzzo sono presenti siti archeologici che mostrano i resti di mura ciclopiche, costruite ovviamente dalle popolazioni locali. Ecco un elenco provvisorio.

Il sito più noto è quello del Monte Pallano.

Le mura megalitiche di Pallanum si trovano sull’altopiano del Monte Pallano, tra i comuni di Bomba e Tornareccio e furono costruite da tribù sannitiche. La presenza dell’uomo nella zona è stata documentata sin dalla preistoria; tra V e IV sec. a. C., sull’altopiano di Monte Pallano viene realizzata una possente muraglia in opera poligonale, intervallata da due posterule, che si snoda per circa m.165 sul lato del pianoro più vulnerabile che degrada verso Tornareccio, essendo il resto del pianoro naturalmente difeso dalla morfologia del luogo. Il circuito murario in origine si estendeva probabilmente per 4 km.

Da un manoscritto del 1894, conservato negli archivi parrocchiali della chiesa di San Leucio di Atessa, si può evincere la grandiosità di queste mura poligonali che, fino a fine XIX sec., epoca della rilevazione, si presentavano con ben altri 5 ordini di blocchi sovrapposti. Un dato che contribuisce ad avvalorare l’ipotesi più recente, avanzata dagli studiosi, secondo cui le mura, più che un baluardo difensivo, si impongono come elemento di prestigio, di potere e di ricchezza in un’ottica trionfalistica di autorevolezza e di superiorità per incutere timore e rispetto. (fonte) video

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Alba Fucens

La città era munita di una cinta muraria in opera poligonale lunga circa 3 Km risalente con ogni probabilità alla fondazione della colonia . Tale cinta era provvista di quattro porte di tipo sceo, poste in corrispondenza dei punti cardinali: a Nord la porta “Follonica”, a Est la porta “di Massa” o “Corfinio“, a Sud la porta “Sud”, a Ovest la porta “Massima”. Oltre alle mura ciclopiche la colonia presentava sul lato sud-est, precisamente sul fianco del Pettorino, un tipo di mura in opus quasi reticolatum fatte risalire all’epoca di Silla ( I sec. a.C.) . (fonte)

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Le mura megalitiche di Colle del Vento.

A circa mezz’ora di piacevole cammino, dal piccolo centro di Piano Vomano di Crognaleto, è possibile ammirare la testimonianza archeologica monumentale più antica del Distretto della Strada Maestra: le mura megalitiche di Colle del Vento. Un possente tratto di mura in opera “quasi quadrata”, a controllo dell’alta valle del Vomano, lungo cui si snodava l’antica Via Cecilia. L’estrema propaggine orientale dell’altipiano che sovrasta Crognaleto, Piano Roseto, è dominato dai ruderi della Rocca omonima, edificata dagli Svevi e potenziata dagli Angioini. Comune denominatore di questi importanti siti archeologici è proprio la Via Cecilia, strada romana che, distaccandosi dalla Salaria, all’altezza di Antrodoco, collegava gli odierni versanti aquilano e teramano con l’Adriatico. (fonte)

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Mura megalitiche di Castel di Sangro

La cinta di Castel di Sangro sorge su un colle caratterizzato da una cima allungata lunga poco più di un centinaio di metri che, sul versante nord, si allarga fino a raggiungere gli 80 m. Nel versante est il pendio ha un dislivello di 50 m circa ed è caratterizzato da declivi che scendono dolcemente fino a fondo valle; il versante nord, diversamente, è più scosceso ed inaccessibile con oltre 150 m di dislivello rispetto al corso del fiume Sangro. Gli altri due versanti sono scoscesi e a tratti assolutamente inaccessibili (fonte)

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Montenerodomo: mura megalitiche di Monte di Maio

Da Piazza De Thomasis si raggiunge, attraverso Via Brigata Maiella, il Rione Fonte della Selva e si prosegue sulla vecchia mulattiera che inizia in prossimità della fontana che dà il nome alla località, e, oltrepassato il valico della Serra, si giunge all’area attrezzata per la sosta e il ristoro costruita ai piedi del Colle della Guardia, dalla quale inizia il percorso che conduce ai resti delle Mura Megalitiche di Monte di Maio e dello stesso Colle della Guardia, poderose muraglie in opera poligonale (massi calcarei grezzi o appena sbozzati, di moderate dimensioni, sovrapposti senza cemento e tenuti insieme dal loro stesso peso), erette in epoca pre-romana sulle aree sommitali di queste alture che recintavano gli “oppida” che, oltre alla funzione difensiva, avevano anche quella simbolica di rituale presa di possesso del territorio. (fonte)

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Introdacqua

Piano della Civitella (700 a.C. – 301 a.C.): denominato così da Antonio De Nino, l’area è situata sulla cima del monte Plaja. I blocchi ancora in sito e l’anello del terrapieno interno hanno permesso di rilevare con sufficiente attendibilità, quasi per intero, il perimetro murario che misurava appena 228 metri, racchiudendo un’area di 4065 mq. Sul lato sud era la porta, larga circa 1.50 m, individuata a fine Ottocento dal de Nino e già negli anni Ottanta del Novecento non più rintracciabile. Sul lato settentrionale, dove il declivio è più dolce, era una seconda cortina difensiva esterna. (fonte)

Mura megalitiche del colle della Civita – Raiano

Lungo i declivi meno impervi del colle della Civita, che si presenta come un terrazzo in parte delimitato da pareti rocciose che precipitano quasi a picco sull’Aterno, sono tratti di mura a grossi blocchi. La ceramica sparsa in superficie si ascrive ad epoche diverse dal protovillanoviano al Medioevo e restano tracce anche di una frequentazione risalente al neolitico. Si conservano tenui tracce di un edificio (fonte)

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Mura megalitiche di monte Urano – Castel di Ieri

Sul monte Urano si sono individuati circa 500 metri di mura allineati poco al di sotto dei crinali del versante Superequano. La muraglia è di tipo megalitico. Resta dubbia l’individuazione di eventuali porte. Le fortificazioni, il cui spessore si aggira mediamente intorno ai due metri, risultano essere state innalzate con grossi blocchi staccati da banchi rocciosi ubicati più a monte e messi in opera senza alcuna preventiva sbozzatura. La struttura di queste mura, con soluzioni di accostamento molto approssimate e conseguente precaria stabilità dell’insieme, ha giustificato il crollo di interi settori. Come unico accorgimento per infondere maggiore stabilità alla struttura si scelse di posizionare i blocchi più grandi nelle file superiori. Non si sono rinvenuti segni evidenti di fortificazioni sul versante verso Sulmona. All’interno della cortina difensiva si è rinvenuta una grande quantità di ceramica d’impasto molto deteriorata (fonte)

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Necropoli protostorica di Fossa

L’antichissima area sepolcrale rinvenuta all’inizio degli anni Novanta nella piana alluvionale antistante il centro abitato odierno (la distanza in linea d’aria è di Km 2), nella zona compresa tra le località Casale e Cave di Pietra, non è solo una delle realtà archeologiche più importanti del territorio aquilano, ma anche un’ evidenza culturale di risonanza nazionale, grazie alle peculiarità delle sepolture in essa contenute e alla ricchezza dei corredi rinvenuti al loro interno: splendide testimonianze di cultura materiale del popolo che visse in passato in queste contrade. (fonte)

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