I dialetti abruzzesi

Fino a pochissimi anni fa il compito della scuola, elementare e successiva, era quello di insegnare a parlare in italiano come lingua primaria, cercando di cancellare il più possibile l’uso del dialetto. Si è trattato di un lunghissima fase, iniziata con l’unità d’Italia, in cui l’Abruzzo non fa eccezione alle dinamiche nazionali di sviluppo socio-economico e in cui la didattica scolastica ha contribuito allo stigmatizzarsi di un’opinione comune del dialetto come “parlature de lu cafone”.

Va notata, d’altra parte, che la mancanza di programmi istituzionali dedicati alla salvaguardia de i dialetti abruzzesi (e degli altri dialetti), in passato come nel presente, ha avuto ed ha pesanti ripercussioni sulla loro documentazione, impedendo di fatto descrizioni e teorizzazioni.

Date queste premesse, l’abruzzese moderno è stato oggetto solo occasionalmente di studi d’insieme, mentre l’abruzzese antico esclusivamente da sporadiche ricerche documentali; a ciò si aggiunge la scarsità di studi su fenomeni di interferenza e di influenza del dialetto, mentre pressoché inesplorato è il processo di urbanizzazione dell’abruzzese contemporaneo.

Il predominio politico e culturale di Napoli, prima, e di Roma, poi, ha storicamente condizionato lo sviluppo di una tradizione letteraria abruzzese in dialetto; basti pensare che soltanto dalla fine dell’Ottocento, dietro lo stimolo degli studi folclorici, essa ha iniziato ad alimentarsi di commedie teatrali (tra le altre, Anelli 1897, 1923, 1924 e De Titta 1920, 1924) e di occasionali raccolte di canti e novelle popolari (Finamore 1894), mentre dovrà attendere la metà del Novecento per poter annoverare una scuola poetica (tra gli altri, Della Porta 1954, Giuliante 1957, 1965).

Esiste tuttavia un divario nella tradizione scritta tra i dialetti abruzzesi occidentali (appartenenti al gruppo dei dialetti meridionali intermedi), più poveri di attestazioni, e i dialetti abruzzesi orientali (del gruppo centrale) maggiormente ricchi: si pensi al volgare aquilano, documentato sin dal medioevo in scritti storiografici, religiosi o amministrativi, anche grazie alla sua vicinanza fonomorfologica e grafica al fiorentino. Resta un fatto, comunque, che la prima opera squisitamente dialettale pubblicata in Abruzzo risale soltanto al 1765 , quando volgari come il veneziano o il siciliano hanno beneficiato della forza promotrice della stampa almeno dall’inizio del XVI secolo. fonte

Per un panorama completo dei poeti abruzzesi cfr Nicola Fiorentino, Poeti dialettali abruzzesi.

Sulla ricchezza fono-morfologica e lessicale dell’abruzzese sono imprescindibili gli studi di Ernesto Giammarco, ricchi di dati ancora da interpretare e di considerazioni su cui riflettere. Sul sito della fondazione c’è un elenco delle sue numerosissime opere.

Più recentemente una abruzzese di successo, Roberta D’Alessandro, linguista ai vertici dell’università di Utrecht, è diventata una autorità europea in dialetti di lingua romanza. Anche se scrive in inglese e vive in Olanda, basta sentire qualche parola in dialetto abruzzese per non avere dubbi sulle sue radici (cfr questo video del 2014).

Alcune indagini recenti condotte da Roberta D’Alessandro hanno evidenziato alcune peculiarità dell’abruzzese nell’ambito del panorama romanzo. Quello che sta emergendo dagli studi contemporanei, dunque, è che l’abruzzese costituisce un’interessante eccezione a numerose generalizzazioni sulle lingue romanze e può essere considerata una vera lingua.

Molti studi recenti sul dialetto abruzzese ruotano intorno a uno dei tratti caratterizzanti dei dialetti alto meridionali: la riduzione generalizzata delle vocali finali a schwa. Della lettera ə si discute molto, come fa Diana Passino in questo studio.

Ma il dialetto abruzzese è molto frastagliato e tutt’altro che unico. Il nostro territorio non si presenta unitario dal punto di vista linguistico, in quanto dette varietà appartengono a due gruppi diversi delle lingue italo-romanze: il dialetto sabino, che appartiene al continuum dei dialetti italiani mediani o italiano centrale e il gruppo abruzzese dei dialetti italiani meridionali, identificati anche come lingua napoletana o napoletano-calabrese.

Una ripartizione per macrosistema distingue il dialetto marchigiano meridionale e abruzzese, che fa parte dei dialetti meridionali intermedi, in 3 aree: teramano, abruzzese orientale adriatico e abruzzese occidentale.

i dialetti abruzzesi

 Ernesto Giammarco suddivideva l’abruzzese orientale adriatico in tre gruppi da nord a sud:

  • il teramano, con epicentro Teramo, ed esteso in gran parte della sua provincia (con i centri principali di Giulianova ed Atri), fatta eccezione per gran parte della Val Vibrata, dove si parlano dialetti di transizione con quello ascolano;
  • il pennese (o “vestino”), con epicentro Penne ed esteso nell’area vestina (tra Città Sant’AngeloAlannoFarindolaCepagatti  e Spoltore);
  • il vastese, con epicentro Vasto, i suoi dintorni e l’entroterra (da Cupello a Castiglione Messer Marino), e che si estende nella confinante area settentrionale molisana (Petacciato, Montenero di Bisaccia,  Guglionesi  ed Agnone).

Una ricostruzione ancora più granulare dei dialetti abruzzesi si trova nelle immagini di questo sito e danno una idea molto esauriente della evoluzione temporale e spaziale del dialetto abruzzese, oltre che dei tratti fonetici.

Una immagine più analitica si trova qui, con la relativa legenda.

Urge pertanto salvare le ultime tracce di categorie concettuali e linguistiche del recente passato agricolo e pastorale, giacché si stanno definitivamente perdendo nella lingua delle nuove generazioni.

Alcuni link


Vuoi ricevere gli aggiornamenti mensili di abruzzodascoprire.it? sottoscrivi la nostra newsletter qui o nel footer

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.