Gli antichi porti dell’Abruzzo

L’Abruzzo passa nell’immaginario collettivo per una regione di pastori e contadini che abitavano le zone collinari e d’estate sfruttavano anche i pascoli montani. Gli abruzzesi sono anche pescatori, ma non sono famosi certamente come popolo di marinai e naviganti. In realtà questa è una rappresentazione medioevale o tardo-medioevale; neanche oggi, per la verità, con lo sviluppo esponenziale delle marine e dei porti turistici, si è trovata ancora una buona attenzione per il traffico marittimo. Oggi l’Abruzzo ha solo due porti che si possono definire commerciali, Ortona e Vasto, due porti che non sono nati alla foce dei fiumi. Sarà colpa dell’insabbiamento, della politica del trasporto marittimo troppo sottovalutato rispetto al trasporto terrestre, degli assetti est-ovest che non sono adeguati come ferrovie o del campanilismo tra porti adriatici più sviluppati. In ogni caso il trasporto marittimo stenta a decollare.

E non è vero neanche che il litorale è stato abitato solo in tempi moderni. Le numerose ricerche condotte nell’ultimo decennio lungo l’intera costa abruzzese fra i fiumi Tronto e Trigno consentono una prima ricostruzione complessiva dell’ assetto del litorale antico, con i principali centri portuali (fig. 1), gli approdi minori, le rotte marine che li collegavano, testimoniate da numerosi relitti venuti alla luce nei decenni passati, ed infine un vasto tessuto di insediamenti rustici, ville, fattorie e punti di sosta lungo la via antica litoranea, che documentano con la loro ubicazione l’andamento della linea di costa antica, modificatasi in epoca post-antica con forti avanzamenti della riva specie nelle aree comprese fra Tronto e Pescara.

Le testimonianze archeologiche disegnano sulla costa dell’attuale Abruzzo una rete di insediamenti che attestano la presenza del popolamento sulla riva del mare e l’esistenza di forme d’economia connesse allo sfruttamento delle sue risorse sin dalla protostoria.

Da sottolineare inoltre una certa continuità tra antichità e medioevo perché in diversi casi gli approdi sono stati ricostruiti a seguito di sommersione o insabbiamento in periodi successivi. Sono sovente le fonti ed i dati archeologici d’epoca altomedievale e medievale a portare un contributo determinante alla ricostruzione dell’assetto della costa abruzzese in età romana.

porti antichi abruzzo
Fonte

Gli studi incrociati di notizie storiche e testimonianze archeologiche hanno portato alla riscoperta dei due centri urbani e portuali di Castrum Truentinum (loc. Martinsicuro) ed Ostia Aterni (loc. Pescara) alle foci dei fiumi Tronto e Pescara, lo studio degli approdi antichi alle foci dei fiumi Vibrata, Tordino, Vomano e Saline, lo scavo della villa marittima con probabile approdo in località Murata Bassa di S. Vito Chietino, le ricerche nei pressi dell’abbazia di S. Giovanni in Venere alla foce del Sangro, gli scavi della statio romana con approdo in località S. Stefano – Casette Santini di Casalbordino, ed infine le ricerche nel territorio di Vasto, con lo studio dei due approdi in località Punta Penna e Trave.

I PRINCIPALI APPRODI DELL’ ABRUZZO ANTICO

Castrum Truentinum – Martinsicuro, Case Feriozzi

Gli scavi hanno anzitutto ricostruito un forte avanzamento della linea di costa, in antico ubicata ai piedi delle colline, e mutamenti molto più contenuti nel corso del fiume attualmente ubicato soli 60/80 m a sud dell’alveo d’età romana.

Le prime strutture murarie rinvenute, in opera incerta di ciotoli, non sembrano databili prima della seconda meta II-prima meta I secolo a.C., ma in alcuni saggi sono stati rinvenuti materiali ceramici, ceramica a vernice nera e comune, databili fra fine V e II secolo a.C.

La citta continua a godere di una certa vitalità anche nella tarda età imperiale, ed infatti gli scavi archeologici hanno rivelato I’esistenza di ampie forme di ristrutturazione tarda, tradottesi nel generalizzato rialzamento dei piani di vita di circa mezzo metro, forse a seguito dell’innalzamento delle falde idriche, nella risistemazione complessiva della viabilità che portava al porto, ed infine nella rovina e demolizione di parte delle strutture in muratura (secc.VI-VII) sostituite da un tessuto di capanne e case di terra.

Le notizie del 1063 testimoniano la presenza di strutture portuali presumibilmente risalenti all’abitato romano e la linea di costa ancora prossima al piede delle colline e vicina all’abitato, ma di li a poco dovette tuttavia avviarsi il progressivo insabbiamento della riva antica, con l’avanzamento della linea di costa sino all’assetto attuale.

Castrum Novum – Giulianova – loc. Bivio Bellocchio – viale Gramsci

Era qui ubicata, su una propaggine collinare subito a Nord del Tordino nell’ area del cimitero, la citta antica di Castrum Novum fondata come colonia negli anni successivi al 290 a.C. in una collocazione pedecollinare, già sede d’abitato in età precedente, poi sviluppatasi verso il mare anche in relazione alla creazione e successivo sviluppo di un impianto portuale fluviale sul Tordino.

L’ abitato, quasi totalmente devastato dalle opere di urbanizzazione connesse allo sviluppo della citta moderna lungo viale A. Gramsci occupava infatti un’alta propaggine collinare quasi sul mare. Il popolamento sul sito antico andò conservandosi sino alla seconda meta del XV secolo.

Roseto – Pineto: Face del Fiume Vomano

I dati archeologici e le fonti altomedievali sembrano attestare la presenza alla foce del fiume Vomano di ben due impianti portuali, ubicati l’uno a Nord e l’altro a Sud di due bracci antichi della foce, poi riunitisi in età medievale.

L’ abitato, ancora menzionato nel 1195 e nel 1204, finì abbandonato di lì a poco tanto che nel 1326 vi restava solo la chiesa di S. Martino, trasformata nel XVIII secolo in stazione doganale.

Il sito dell’approdo appare ubicabile a valle del monastero, non in corrispondenza della riva meridionale dell’attuale alveo, ma di quella di un ramo meridionale ed antico del corso d’acqua ubicato circa 600 m a Sud della foce attuale ed 800 di quella antica, ancora percepibile nell’ Atlante del Ricci-Zannoni del 1808 e poi del tutto interratosi.

Antico porto di Atri

Il 25 luglio 1982 il prof. Data, grazie alle informazioni rilasciate da alcuni pescatori locali che da tempo frequentavano lo specchio d’acqua antistante la Torre di Cerrano, nel comune di Pineto, fece un’interessantissima scoperta: le acque custodivano infatti da tempo immemore strutture in conglomerato e alcune in laterizi di sicura origine antropica. Blocchi squadrati in calcare, grandi parallelepipedi in conglomerato, resti di muri in laterizi, rocce in arenaria a forma di bitta, colonne canalizzate, poggiavano silenti sul fondale marino, coperti da concrezioni.

Dubbie restano infatti ancora oggi le origini di tali resti ma certe sono le fonti storiche che indicano l’esistenza di un epìneion in epoca romana, così definiva Strabone  il porto commerciale di città non marittime qual era Atri, ubicato nell’Hager hatrianus e più precisamente alla foce del fiume Matrino. Alcuni studiosi propendono per far coincidere il porto romano di Atri con la foce del fiume Vomano dove peraltro sono stati rinvenuti in passato numerosi resti di ville.  Luigi Sorricchio, riconosciuto storico locale del diciannovesimo secolo che “Le Antichità dell’Adria Picena”, descrive, definendone le dimensioni strutturali, strutture portuali nell’area alle pendici di Colle Morino di Pineto (TE). Altre ipotesi riportano invece l’approdo di Hatria coincidente con la zona di foce tra il Piomba ed il Saline, facendo risalire ad epoca medioevale il porto di Atri edificato in Pinna Cerrani. Con molta probabilità la foce a quei tempi era collocata alcune centinaia di metri dietro e spostata di 800 m a sud rispetto all’attuale.

La rigogliosa attività commerciale è ribadita anche nella testimonianza del 1319 di esenzione a pagare il dazio di uscita alle navi atriane che caricavano grano e orzo dal porto di Manfredonia per trasportarle ad Atri.

Citta S. Angelo – Foce del fiume Saline

II Radke ubica proprio nell’area compresa fra le foci del Torrente Piomba e del fiume Saline la Statio di Ad Salinas menzionata dalle fonti antiche, ricordando che vi si conservava ancora nel secolo scorso ii toponimo Le Saline.
L’articolazione dell’insediamento, dalla riva del Saline sino alla soprastante collina, e confermato da rinvenimenti avvenuti sia presso la Casa Cantoniera dell’ ANAS all’incrocio fra la strada per Citta S. Angelo e la S.S. Adriatica, resti di abitato romano, strutture murarie e vari frammenti ceramici, sia sul un colle corrispondente a Villa Coppa, altri resti di abitato, varie strutture murarie in laterizio ed in opera mista di laterizi e pietre, fra cui erano visibili nel secolo scorso opere di sostruzione ad arcate.
Al proposito appaiono di particolare interesse due bolle papali del 1166 e 1191 con cui i papi Alessandro III e Celestino III confermano agli abbati di S. Clemente a Casauria i loro beni, fra cui la “Citta S. Angelo ed il Castello di S. Moro (S. Mauro) con il porto nelle sue pertinenze”, struttura fortificata quest’ultima forse risalente alle fasi di ristrutturazione del popolamento antico nell’area dell’antica Statio fra VI e VII secolo. II toponimo Colle di Moro si conservava infatti nel 1808 proprio su un rilievo ad oriente della citta corrispondente nella cartografia IGM – 1876 al Colle Coppa, mentre
il porto collocato “nelle sue pertinenze” appare riconoscibile come porto fluviale ubicato ai piedi del colle, che aveva forse riutilizzato preesistenti strutture d’approdo proprio alla foce del Saline. La Statio di Ad Salinas appare dunque riconoscibile come un complesso di notevole importanza, dotata sia di servizi per l’uso della strada che di strutture portuali rimaste utilizzate sino all’alto medioevo, forse in connessione con il vicino municipium di Angulum.

Pescara – Ostia Aterni

Il centro, corrispondente al nucleo abitativo della fortezza cinquecentesca nel quartiere di Portanuova, noto sin dalla tarda età repubblicana come approdo dei Vestini, Peligni e Marrucini, e forse mai giunto alla stadio municipale, divenne in età imperiale il principale approdo dell’ Abruzzo antico, ubicato come era al termine di quella Valle del Pescara che costituiva un naturale itinerario di penetrazione all’interno della regione, lungo un fiume alle cui foci (Ostia) il nome dell’abitato era probabilmente legato.

Lungo la fascia golenale del fiume Pescara è stato inoltre messo alla luce nel 1997 a poca distanza in direzione Est un lungo tratto di muro, realizzato in un laterizio molto regolare simile agli altri muri di fine I – inizi II secolo d.C. rinvenuti in altri punti dell’abitato, spesso quasi due metri, ed avente l’orientamento dell’impianto antico lungo il fiume e del tracciato viario romano poi ripreso dal via delle Caserme.

La riva antica del mare in quest’area doveva essere situata poco ad Est di piazza Unione, ove il controllo di recenti scavi a grande profondità ha evidenziato il venir meno del plateatico archeologico dell’abitato antico ed alto medievale e l’inizio di potenti strati di sabbie, connessi all’avanzata della linea di costa sino a ben oltre un km ad oriente di quella antica.

L’importanza del porto di Ostia Aterni dovette accrescersi fra la fine del III e gli inizi del IV sec. d.C. anche in ragione della sua collocazione strategica lungo l’itinerario parte marittimo parte terrestre che collegava a Roma la nuova sede imperiale di Salona (odierna Solin, a NE di Spalato). Distrutto in parte durante la dominazione longobarda e bizantina venne parzialmente ristrutturata dai re Ruggero II nel XII secolo e Federico II nel XIII ancora nel 1530 il porto era ben attivo. La formazione di vere e proprie paludi all’interno dell’abitato, rivelate dalla generalizzata presenza di interri bassomedievali con cui si cercava di far fronte al fenomeno, dovette presto portare allo spopolamento ed alla progressiva rovina dell’insediamento, sopravvissuto poi solo come fortezza.

Ortona – Hortona

L’approdo antico della citta appare ubicabile nella località “Lo Scalo”, a cui sono correlabili numerose anfore rinvenute nei decenni passati su questi fondali marini; rimase in uso sino al medioevo.

L’importante centro portuale venne a divenire fra seconda meta del VI e meta del VII secolo la vera e propria capitale dell’ Abruzzo Bizantino, difesa da una cinta difensiva alle cui porte fa accenno una lettera di Gregorio Magno, e ristrettasi a comprendere solo l’ area della citta sino a Palazzo Farnese e forse parte del borgo portuale sulla riva del mare. L’assetto così raggiunto andò conservandosi sino al VII secolo inoltrato, quando la citta dovette entrare a far parte del ducato di Benevento. Dopo vari passaggi di proprietà porto e abitato fu devastato da parte dei Veneziani nel 1447 l’approdo andò lentamente riorganizzandosi probabilmente anche a seguito dei danni prodotti dal mare alle sue strutture, per spostarsi poi finalmente in direzione Sud ove veniva ad essere meglio protetto dal Castello Aragonese, realizzato su strutture fortificate d’età precedente dal re Alfonso d’Aragona.

S. Vito Chietino – Loc. Murata Bassa – Alta – Face del Torrente Feltrino

Strutture d’approdo utilizzate fra antichità ed alto medioevo esistevano anche alla foce del torrente Feltrino, ove viene menzionato in una donazione del 942 all’abbazia di Montecassino il Portus Gualdi (92), poi compreso nel 1047 fra i beni confermati all’abbazia di S. Giovanni in Venere dall’imperatore Enrico III. L’approdo dovette poi andare in progressivo abbandono, tanto che nel 1393 la regina Giovanna I concedeva agli abitanti di Lanciano di costruire un porto “nel lido della citta di S. Vito”, concessione poi confermata anche dal re Alfonso d’ Aragona nel 1422. In quest’ultimo documento si notava che presso lo stesso S. Vito “al re era noto dalle antichissime vestigia e dai ruderi anti chi che … c’ era stato un porto”, indubbiamente quello delle fonti altomedievali, a cui recenti scavi archeologici in località Murata Bassa di S. Vito Chietino restituiscono una prospettiva temporale risalente all’antichità.

Diversamente da Pescara appare infine evidente a S. Vito Chietino non l’interro della linea di costa antica attestato fra Tronto e Pescara, ma bensì un consistente arretramento del litorale sino ad intaccare parte del complesso antico, fenomeno che appare una delle caratteristiche più significative dell’intero tratto di costa sino al Trigno.

Fossacesia – Foce del fiume Sangro

Appare plausibile che – non diversamente dai simili casi di Tronto e Pescara – fossero esistite alla foce del Sangro strutture insediative antiche correlate all’ approdo naturale i vi esistente, che dovette restare in uso anche nel
altoedioevo in stretto collegamento con la vicina abbazia di S. Giovanni in Venere.

Resti delle strutture portuali, “enormi ruderi di fabbriche reticolate tratte per linea retta verso ii mare”, erano ancora visibili in quest’area agli inizi del XIX secolo, quando erano ormai situate “per molti passi lontane” dalla spiaggia, forse perché “il mare siesi qui ritirato”.

Dalle ricerche archeologiche appare dunque evidente la presenza alla foce del Sangro fra antichità ed alto medioevo di ben due approdi, presso il Vicus Veneris e presso la Civitas de Sangro, il primo interratosi a seguito del progressivo spostamento verso Sud della foce, il secondo devastato dalle imponenti inondazioni del fiume connesse a tale spostamento.

Casalbordino – loc. S. Stefano – Casette Santini

Sono stati qui scavati nel 1991 a soli 100 m dal mare i resti di un vasto complesso complesso antico a pianta rettangolare di grandi dimensioni, costruito a cavallo della strada antica litoranea poi riutilizzata dal tratturo
L’ Aquila – Foggia, strutturalmente diviso in due settori separatamente articolati e collocati l’uno a monte e l’altro a valle della linea ferroviaria, e con ogni evidenza riconoscibile come una mansio o statio. Il complesso, collocato nel punto in cui la strada tornava sulla costa dopo un lungo tratto percorso nell’entroterra, potrebbe dunque essere riconoscibile come sede di forme di interscambio, sia pur di entità limitata, fra traffici viari e marini attuati con imbarcazioni a remi destinate al piccolo cabotaggio con i porti vicini.

Vasta – Zoe. Punta Penna

Di particolare importanza nell’assetto dell’ intero tratto di costa compreso fra i fiumi Sangro e Trigno appare l’insediamento antico ubicato sul promontorio di Punta Penna, in stretta connessione con uno dei pochi approdi
naturali esistenti sull’intera costa abruzzese. Sia che debba o non debba essere riconosciuto come l’antica Buca l’abitato esistente a Punta Penna non dovette mai giungere ad uno stadio municipale, ma rimase popolato anche in età imperiale, in probabile connessione con il vicino municipio di Histonium nel cui territorio ricadeva.

Non è tuttavia da escludersi, in considerazione dell’importanza che era venuto ad assumere il controllo della costa nell’assetto territoriale d’età bizantina (secc. VI-VII), con attestazione di strutture difensive sia a Pescara
che ad Ortona, che almeno parte delle fortificazioni dell’importante approdo fossero già state realizzate nell’alto medioevo. La prosecuzione delle attività portuali anche dopo il IX secolo sarebbe tuttavia attestata, in epoca ben precedente la ricostruzione fredericiana, dal riconoscimento dell’approdo di Punta Penna nella mappa normanna dell’arabo Edrisi del 1154. Venuti meno gli Svevi ed il forte appoggio regio, che limitava i traffici commerciali ai tre soli approdi di Pescara, Ortona e Pennaluce, l’insediamento dovette andare in una progressiva decadenza, presto divenuta inarrestabile, tanto che al momento della cessione alla citta di Vasto nel 1417 l’antichissimo insediamento era ormai quasi de tutto abbandonato.

Vasto – loc. Rada di Casarsa – Il Trave: porto di Histonium

Considerando l’ipotesi di un’ubicazione di Buca a Punta Penna particolarmente significativa e conseguente appare la presenza nella rada di Casarsa, ben più vicina alla citta di Histonium, di consistenti resti di strutture portuali
antiche oggi in larga parte sommersi.

Parallelo alla linea di costa e infine visibile in acqua un lungo muro in opera cementizia, probabilmente un molo, mentre sparsi nelle zone limitrofe, sia in acqua che a terra, sono vari frammenti di strutture antiche travolte dalle
mareggiate, sia in opera reticolata che cementizia.

L’approdo dovette restare in uso anche in età altomedievale e medievale tanto che nel febbraio 1177 venne qui ad approdare, costretto da una forte tempesta, il papa Alessandro III che si stava recando da Siponto a Venezia per
stipulare la pace con Federico Barbarossa. L’uso dell’approdo continuava ancora nel XVI secolo, ma venne a cessare fra 1649 e 1652, quando le sue strutture vennero demolite unitamente a quelle degli altri approdi che non era
possibile custodire adeguatamente o troppo lontani dalle citta.

Tarda età repubblicana e media età imperiale

A partire dal II-I secolo a.C. fonti antiche e testimonianze archeologiche vengono finalmente a disegnare un quadro complessivo dell’assetto del litorale, in cui appare anzitutto preminente la funzione, in termini commerciali, degli approdi esistenti alle foci dei principali fiumi, Castrum Truentinum sul Tronto, Castrum Novum sul Tordino, Ostia Aterni
sul Pescara, oltre che probabilmente Vomano e Sangro, e dei pochi approdi naturali, quelli di Hortona, Punta Penna ed Il Trave di Vasto, quest’ultimo indubbiamente riconoscibile come il porto di Histonium.

Accanto a questi porti principali esistevano tuttavia vari approdi minori, quasi tutti ubicati alle foci di altri fiumi e torrenti, testimoniati dalla presenza di insediamenti e talvolta di qualche resto di strutture portuali, e sovente rimasti utilizzati sino all’alto medioevo quando alcuni di essi vengono citati come porti nelle fonti documentarie: Alba Adriatica, foce del Foro, Vicus Veneris alla foce del Sangro, e foce del Saline, in probabile connessione con tre vici antichi e con la Statio di Ad Salinas lungo la via litoranea; Fonte dell’Olmo di Roseto, S. Berardino alla foce dell’ Alento, Murata Bassa di S. Vito Chietino alla foce del Feltrino, S. Stefano di Casalbordino, connessi a grandi ville.

Questa rete di approdi doveva indubbiamente servire un articolato panorama di insediamenti costieri dalla ricca economia agricola, come appare testimoniato dalla presenza nella fascia costiera di numerose altre ville
e fattorie, qui indubbiamente realizzate per sfruttare i collegamenti resi agevoli sia dalla via litoranea che dai numerosi approdi esistenti.

Link utili

Bibliografia

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  • AA.VV. Il Porto di Atri: un invito alla ricerca archeologica. Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba “Zona N” Cermignano


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