In ogni tempo, in ogni luogo ed in ogni cultura l’acqua è stata sempre il simbolo principale della ricchezza. Ogni civiltà ha studiato sistemi per l’approvvigionamento dell’acqua fin dall’antichità. Gli acquedotti sono stati e sono ancora oggi grandi opere essenziali per la sopravvivenza e lo sviluppo dei popoli.
Gli egizi avevano creato sistemi per incanalare l’acqua, in particolare per esigenze legate all’agricoltura; lo stesso avvenne in Cina dove gli acquedotti resero possibili le sterminate risaie.
Roma era piena di migliaia di fontane pubbliche. Gli acquedotti romani portavano l’acqua nelle abitazioni, alle terme e alle fontane. La perizia dei romani nel realizzare queste grandiose opere è nota ed è immortalata da tanti esempi ancora visibili, costruiti con una tecnologia ed una precisione che ancora destano meraviglia.
Più recentemente edifici di rappresentanza presentano sontuose scenografie basate sull’acqua. Con la civiltà di massa l’acqua è diventata un bene sempre più prezioso perché è una risorsa che non è infinita e rischia di condizionare la geopolitica. Non è improbabile che la causa di prossime guerre possa diventare il controllo dell’acqua.
L’acqua domestica
L’acqua è un bene del cui valore non sempre ci accorgiamo perché oggi ci arriva in casa senza nessuno sforzo, grazie ad un sistema idrico pubblico, monitorato e controllato dal punto di vista dell’efficienza e della salute. Ma non è stato sempre così, soprattutto nella nostra regione. Fino ad una sessantina di anni fa in campagna e a qualche decennio in più in paese, l’approvvigionamento avveniva principalmente attraverso la fontana pubblica alimentata da sorgenti o cisterne, da dove poi l’acqua arrivava nelle case con la conca, portata in testa dalle donne. In campagna si usava anche bere l’acqua attinta da pozzi ritenuti potabili; nelle più antiche case cittadine non mancava la cisterna, un deposito di acqua piovana purificata da filtri in carbone e ghiaia.

“La conca abruzzese, rigorosamente in rame con interno stagnato, era un oggetto presente in ogni casa, posizionato solitamente vicino alla porta d’ingresso o nella cucina, nel cosiddetto cungare, in modo che chiunque entrasse potesse usufruire dell’acqua in essa raccolta senza che nessuno si turbasse molto del fatto che ci si dissetasse tutti dal medesimo maniere, lu manire, immergendolo poi nella stessa acqua della conca” (fonte).
L’acqua potabile in abruzzo
Spesso sentiamo parlare di interruzioni idriche, carenza estiva di acqua, rubinetti a secco, ristrutturazione e ottimizzazione di impianti. L’Abruzzo è una regione montuosa, con laghi e sorgenti, con dislivelli ottimali e, in teoria, non dovrebbe avere nessun problema con l’acqua potabile, tranne che nel periodo estivo e nelle cittadine costiere che d’estate ospitano tanti turisti. La severità idrica indica il livello di criticità della disponibilità di risorse idriche in un determinato territorio, dovuto solitamente a siccità o scarse precipitazioni. Viene utilizzata per monitorare la carenza d’acqua e attivare tempestivamente misure di emergenza. Ecco come viene giudicata la situazione idrica attuale dell’Abruzzo.

Ma qual è la rete idrica attuale? Come vengono gestiti a livello nazionale e a livello locale l’erogazione ed il controllo delle acque alimentari?
I dati riportati sono desunti da documenti pubblici, aggiornati per la maggior parte al 2023-24.
Sistema nazionale: il bacino idrografico
Per superare le frammentazioni di competenza amministrativa e istituzionale che non consentono una pianificazione unitaria e integrata, si è fatto ricorso da molto tempo ad una struttura che assicuri il coordinamento di tutte le azioni sul territorio. Questa innovazione legislativa nel settore della difesa del suolo è da ricollegare ai lavori della Commissione De Marchi (1966); la legge 183/89 individuava il bacino idrografico come “l’unità fisica inscindibile” su cui operare con azioni finalizzate alla tutela, difesa e valorizzazione delle risorse esistenti e prevedeva bacini idrografici suddivisi in bacini di rilievo regionale, interregionale, nazionale.
Il bacino idrografico viene indicato come il miglior strumento per la risoluzione di problemi di competenze e per una razionale ed unitaria pianificazione e programmazione fisico ambientale e socio-economica. Il bacino idrografico, quindi, viene inteso come un ambito fisico di pianificazione che supera le frammentazioni finora prodotte dall’adozione di aree di riferimento aventi confini esclusivamente amministrativi.
L’Autorità di bacino è stata ridefinita dal d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 per una migliore razionalizzazione e per recepire la Direttiva comunitaria 2000/60. L’Italia è organizzata in 7 autorità di bacino, numero molto ridotto rispetto alla situazione precedente. Si viene così a definire un organismo misto, costituito tra Stato e Regioni, operante, sui bacini idrografici1, considerati come sistemi unitari e ambiti ottimali per le azioni di difesa del suolo e del sottosuolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico e la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi, indipendentemente dalle suddivisioni amministrative. Il tutto è stato ulteriormente precisato dalla legge 221/15.

Come si può notare dalla cartina, l’Abruzzo ricade per la maggior parte nel Distretto dell’Appennino Centrale e in minor parte (parte della Marsica) nel Distretto dell’Appennino Meridionale.
Servizio idrico integrato nella regione Abruzzo
La Regione Abruzzo, con Legge Regionale n. 9/2011, ha riorganizzato il Servizio Idrico Integrato mediante:
- unificazione dei 6 Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) preesistenti attraverso la delimitazione di un Ambito Territoriale Unico Regionale (ATUR) coincidente con l’intero territorio regionale;
- soppressione dei 6 Enti d’Ambito esistenti e costituzione di un Ente unico di Governo dell’Ambito denominato ERSI (Ente Regionale per il Servizio Idrico Integrato) competente per l’ATUR.
In via provvisoria la Gestione del Servizio Idrico Integrato è attualmente affidata ai 6 Gestori presenti negli ex ATO fino a scadenza del termine contrattuale previsto nelle Convenzioni di gestione in essere.
All’ERSI, partecipato da tutti gli enti locali del territorio regionale, sono attribuite dall’art. 147 del T.U. ambiente, le funzioni di Ente regolatore del servizio idrico integrato regionale, costituito dall’insieme dei “servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili di fognatura e di depurazione delle acque reflue” che dovranno essere gestiti “secondo principi di efficienza, efficacia ed economicità, nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie”.
In ciascuna delle quattro province del territorio regionale è istituita un’Assemblea dei Sindaci (ASSI), organismo con funzioni consultive. Le ASSI, sebbene si riuniscano su base provinciale, sono territorialmente articolate, per la pianificazione e il controllo della gestione, in sei “sub-ambiti” corrispondenti agli ambiti di competenza previgenti.
Non tutti i Comuni abruzzesi hanno aderito alla gestione del SII (Servizio Idrico Integrato); ad oggi i Comuni gestiti dal SII sono 280; i rimanenti 25 hanno una gestione in economia.

Acquedotti più importanti

Sub-ambito teramano

ACQUEDOTTI
Acquedotto del Ruzzo
Acquedotto Guardiaboschi
Acquedotto Malbove
Acquedotto Sportelle-Calcara
Acquedotto Mercurio-Orso
Acquedotti locali
Fornitura ACA (acquedotto Giardino)
SORGENTI PRINCIPALI
Le Sorgenti storiche del Ruzzo sono ubicate tutte nel comune di Isola del Gran Sasso e sono composte dalle seguenti opere di presa:
Sorgente Traforo Gran Sasso – quota s.l.m. 922
Sorgente Vacelliera Alta – quota s.l.m. 1018
Sorgente Vacelliera Bassa – quota s.l.m. 938
Sorgente Fossaceca – quota s.l.m. 1440
Sorgente Mescatore – quota s.l.m. 922.
Restano tuttavia ancora attive le Sorgenti storiche del Ruzzo, unica fonte di approvvigionamento prima dell’attivazione della sorgente del Gran Sasso.
L’acquedotto del Ruzzo è il più importante della provincia.


Sub-ambito pescarese

SORGENTI
Giardino (Popoli) – sorgente
San Callisto (Popoli) – sorgente
Pozzi San Rocco (Bussi su Tirino) – pozzi
Pozzi viale Repubblica (Bussi su Tirino) – pozzi
La Morgia (Abbateggio) – sorgente
Pietra Rossa (Carpineto della Nora) – sorgente
Val di Foro (Pretoro) – sorgente
Rocca di Ferro (Pretoro) – sorgenti
Vitella d’oro (Farindola) – sorgente
Mortaio d’Angri (Farindola) – sorgente + pozzi
ACQUEDOTTI
Giardino
Tavo Nord
Tavo Sud
Morgia
Nora
Bocca di Ferro
Acquedotti principali

Schema della fornitura acqua potabile ai comuni della provincia di Pescara (allegato esterno)
L’acquedotto Giardino, con il contributo del campo pozzi S. Rocco di Bussi sul Tirino, rappresenta il principale schema acquedottistico della Regione. La maggior parte delle tubazioni, che si estendono per circa 160 km complessivi, a partire dalle sorgenti fino alla città di Pescara, è in calcestruzzo e risale agli anni ’60.

Sub-ambito aquilano
Il territorio è suddiviso in tre distretti serviti da sistemi acquedottistici diversi:
- Distretto dell’Alta Valle dell’Aterno, alimentato dalla sorgente del Chiarino
- Distretto di L’Aquila (in parte), Navelli e Valle Subequana, alimentato dalla sorgente del Gran Sasso
e integrato dai pozzi acqua Oria - Distretto dell’Altopiano delle Rocche, alimentato da sorgenti minori

ACQUEDOTTI PRINCIPALI

ACQUEDOTTI
Acquaoria
Chiarino
Ferriera
Gran Sasso
SORGENTI
Pozzi Acqua Oria
Gran Sasso
Chiarino
Sub-ambito peligno

Acquedotti principali

ACQUEDOTTI
Gizio
Scanno–Villalago
Subequana-Ferriera
Surriente
SORGENTI
Gizio
Campo pozzi Gizio
Campo pozzi Prati Cardillo e Santa Liberata
Capodacqua e/o Le Prata
Centrale di sollevamento Fossa del Lago di Campo di Giove
Campo pozzi Gessaro e ColliBassi
Lami
Fonte Maiure
Rio Torto
Sub ambito chietino

Acquedotti principali

ACQUEDOTTI
Verde
Sinello
Avello
Capovallone
SORGENTI
Fara San Martino
Grotta dell’Acqua
Linaro
Verde
Sinello
Taranta
Sant’Onofrio e Pianello
Verde: il maggior sistema acquedottistico del subambito chietino, trae origine dalle sorgenti di Fara San Martino, la cui disponibilità è diminuita alquanto negli ultimi anni, toccando valori inferiori a 1000 l/s nei periodi di magra; la portata media può essere assunta pari a circa 1.200 l/s

Sub ambito marsicano

Acquedotti principali

ACQUEDOTTI
Verrecchie
Rio Sonno
Ferriera
Abr05
Distribuzione Trasacco
SORGENTI
Del Liri e Verrecchie
Campo pozzi Rio Pago
Rio Sonno
Campo pozzi Trasacco
Campo pozzi Balzone
Sorgente Tassi
Sorgenti “Pulciara e Ferriera”
Sorgente Rianza Capistrello
L’acquedotto di adduzione “Ferriera” nasce proprio dalle sorgenti “Pulciara e Ferriera” che poi converge presso la centrale di sollevamento di Ortona dei Marsi. La portata Acquedotto “Ferriera” in premente presso la centrale di Ortona: circa 230 l/s per il consumo della stagione 2022, portata che non sfrutta appieno le potenzialità delle sorgenti. Al fine di ottimizzare la fornitura idrica nel comprensorio marsicano, l’ERSI ha proposto la realizzazione di una nuova linea di adduzione, dalle sorgenti suddette al Campo Pozzi Trasacco.

Le Acque Minerali
fonte: Giovanni Cantone, Iris Flacco – Regione Abruzzo, Servizio Politica Energetica, Qualità dell’Aria, S.I.N.A., Risorse Estrattive del Territorio (link).
Le acque minerali abruzzesi riconosciute dal Ministero della Salute sono tutte classificabili come carbonato-calciche e, per la loro minima mineralizzazione, oligominerali.

Attualmente le acque riconosciute come “minerali” sono 7, ma solo 2 vengono sfruttate industrialmente e quindi imbottigliate e commercializzate. Lo sfruttamento interessa, in particolare, acquiferi di formazioni carbonatiche presenti anche ad oltre i 200 metri di profondità. Gli acquiferi profondi sono solitamente protetti da considerevoli spessori di strati impermeabili che impediscono qualsiasi contatto diretto con le acque superficiali e di prima falda, portatrici, molto spesso, di agenti inquinanti. In Abruzzo annoveriamo:
- il massiccio calcareo profondo della Piana del Cavaliere al confine con il Lazio (Acqua “Sorgente Prima” ad Oricola) e il massiccio calcareo dei Monti del Morrone-Majella, dislocato per faglia al di sotto della Piana di Sulmona (“Acqua Maja”).
- Dal Monte Acquaviva situato sul versante N-E del massiccio dei Monti della Majella, hanno origine le famose “Sorgenti del Fiume Verde” tra le quali è riconosciuta come minerale l’acqua che porta lo stesso nome del Comune dove viene captata: “Fara San Martino”.
- Le altre formazioni calcaree interessate sono quel le che caratterizzano il massiccio dei Monti Simbruini, dal quale sgorgano – per contatto tettonico con terreni impermeabili – le sorgenti che alimentano l’acqua “S. Antonio-Sponga” in Comune di Canistro; Tali manifestazioni sorgentizie caratterizzano il parco comunale “Sponga”, situato presso l’omonima sorgente.
- Sempre nel territorio di Canistro, dalla collina sovrastante Località Cotardo, viene captata la sorgente dell’acqua denominata “Fiuggino”.
- Il Massiccio carbonatico che delimita l’Altopiano di Navelli, a profondità comprese tra i – 120 e i –142 m dal piano campagna, viene intercettato dai pozzi situati tra i Comuni di Popoli (PE) e San Benedetto in Perillis (AQ) e dai quali viene emunta l’acqua “Valle Reale” e l’acqua “Fonte Primavera”.
Le Acque Termali
In Abruzzo sono attualmente riconosciute n. 3 concessioni minerarie dove vengono estratte ed utilizzate acque termali. Esse sono presenti nei Comuni di Caramanico Terme (PE), Popoli (PE) e Rivisondoli (AQ). Attualmente, solo nei primi due Comuni l’acqua viene utilizzata presso stabilimenti termali situati in prossimità dei punti di captazione dove vengono erogati servizi sanitari, non solo a fini terapeutici, ma anche riabilitativi. Le acque denominate “Salute“ e “Gisella“ (Caramanico Terme) e “De Contra” (Popoli) sono acque termali classificate come “solfuree”, dovuto alla presenza di un’alta concentrazione di idrogeno solforato (libero e combinato). Un Permesso di Ricerca è stato rilasciato da Regione Abruzzo al Comune di Altino (CH) per lo studio di un’acqua sfruttata fino agli anni ‘60 per le sue proprietà terapeutiche. Sono stati trivellati nuovi pozzi per l’estrazione di questa acqua e le relative analisi sono già al vaglio del Ministero della Salute a cui compete il riconoscimento di acqua termale. Attualmente in Abruzzo non esistono Acque riconosciute dal Ministero della Salute, ai sensi della normativa vigente (D.Lgs 4 agosto 1999 n. 339) con la sola denominazione “di Sorgente”.
Obiettivo di Regione Abruzzo è quello di pervenire alla realizzazione del “Piano delle Acque Minerali e Termali” nel quadro generale del piano di sviluppo economico regionale e di un’organica politica di valorizzazione e gestione del patrimonio delle acque minerali e termali nonché nell’interesse pubblico generale, così come disposto dalla L.R. 15/2002. Ulteriori modifiche si ci sono state con le modifiche all’articolo 33 della legge regionale 10 luglio 2002, n. 15 dalla L.R. 27 ottobre 2010, n. 43
Gestori
A.C.A. S.p.A. L’Azienda sottende 64 Comuni; tutti quelli della Provincia di Pescara, capoluogo compreso, parte di quella di Chieti con il capoluogo e popolosi Comuni della costa (Francavilla a Mare) e dell’interno (Bucchianico) e parte di quella di Teramo con le cittadine della costa (Silvi) e dell’interno (Atri).
C.A.M. S.p.A. L’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) n.2 Marsicano della Regione Abruzzo comprende complessivamente 35 Comuni: Aielli, Avezzano, Balsorano, Bisegna, Canistro, Capistrello, Cappadocia, Carsoli, Castellafiume, Celano, Cerchio, Civita d’Antino, Civitella Roveto, Collarmele, Collelongo, Gioia dei Marsi, Lecce nei Marsi, Luco dei Marsi, Magliano dei Marsi, Massa d’Albe, Morino, Oricola, Ortona dei Marsi, Ortucchio, Ovindoli, Pereto, Pescina, Rocca di Botte, San Benedetto dei Marsi, San Vincenzo Valle Roveto, Sante Marie, Scurcola Marsicana, Tagliacozzo, Trasacco, Villavallelonga.
Gran Sasso Acqua S.p.A. Fanno parte della Società i seguenti 36 Comuni (gestiti come da riepilogo allegato): Acciano, Barisciano, Cagnano Amiterno, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castel Del Monte, Castel Di Ieri, Castelvecchio Calvisio, Castelvecchio Subequo, Collepietro, Fagnano Alto, Fontecchio, Fossa, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, L’aquila, Lucoli, Molina Aterno, Montereale, Navelli, Ocre, Ofena, Poggio Picenze, Prata D’Ansidonia, Rocca Di Cambio, Rocca Di Mezzo, S. Benedetto In Perillis, S. Demetrio Nei Vestini, S. Eusanio Fornonese, S. Pio Delle Camere, S. Stefano Di Sessanio, Scoppito, Secinaro, Tione Degli Abruzzi, Tornimparte, Villa S. Angelo.
Ruzzo reti S.p.A. Gestisce il servizio idrico integrato per 39 dei 40 comuni facenti parte dell’ Ente d’ambito Teramano, ad esclusione del comune di Fano Adriano che lo gestisce in proprio.
S.A.C.A. S.p.A. comuni ricompresi nell’ATO 3 Peligno/Alto Sangro
S.A.S.I. S.p.A. Gestisce acquedotti, depurazione e fognature per i 92 Comuni della Provincia di Chieti ricompresi nel territorio dell’A.T.O. 6 Chietino.
Antichi acquedotti
Il Progetto “La Carta degli Antichi Acquedotti Italiani” di Mario Parise, finalizzato ad un censimento relativo alla presenza sul territorio italiano di opere ipogee destinate alla captazione delle risorse idriche sotterranee, ha censito fino ad oggi 140 antichi acquedotti sotterranei. Di questi 9 sono in Abruzzo:
1 Acquedotto delle “Uccole” o delle “Vuccole” – AQ Raiano
2 Acquedotto romano di San Salvo – CH San Salvo
3 Acquedotto di Sulmona – AQ Sulmona
4 Acquedotto di L’Aquila – AQ L’Aquila
5 Acquedotto “delle Luci” – CH Vasto
6 Acquedotto di Schiavi d’Abruzzo – CH Schiavi d’Abruzzo
7 Acquedotto di Amiternum – AQ San Vittorino
8 Acquedotto di Alba Fucens – AQ Massa d’Albe
9 Acquedotto di Angizia – AQ Luco dei Marsi

Tante immagini e video di acquedotti abruzzesi antichi e moderni si trovano su questo sito.
Acquedotto delle “Uccole” o delle “Vuccole”

La magnifica opera idraulica, datata più di duemila anni, è stata scavata a mezza costa dai Romani lungo le ripide pareti delle Gole di San Venanzio, a strapiombo sul fiume Aterno. Le “uccole” sarebbero le aperture, gli sfiatatoi dell’antico acquedotto. All’interno in diversi punti sono ancora visibili i livelli di tracimazione dell’acqua, oggi del tutto assente. Recenti crolli hanno interrotto alcuni tratti di questo interessantissimo percorso archeologico dallo sviluppo di circa quattro chilometri, tuttavia rimasto invariato di bellezza e importanza (fonte). Percorso altre immagini altre notizie e immagini
Acquedotto romano di San Salvo
A circa sette metri di profondità, il centro storico di San Salvo è attraversato da un acquedotto ipogeo di epoca romana che assicurava l’approvvigionamento idrico dell’antico abitato. L’acquedotto, realizzato tra il III e il IV secolo, e successivamente rimaneggiato solo in alcuni tratti nel Medioevo, fu l’unico acquedotto della città di San Salvo fino al 1929, anno in cui venne realizzato l’acquedotto del Sinello. Ad oggi, con una portata di circa 120 litri al minuto, resta una grande ricchezza per la città di San Salvo, la cui acqua alimenta e sgorga dalle bocche della “fontana vecchia”.
Documento (pag.119)
L’acquedotto romano di Alba Fucens
L’acquedotto romano di Alba Fucens fu realizzato in età repubblicana. L’infrastruttura si rese necessaria per servire la città, in piena espansione nel periodo repubblicano, inclusi le tabernae, il macellum e le terme. La condotta a scorrimento libero captava le acque della sorgente di Santa Eugenia a 1120 m s.l.m. dei monti della Magnola, nei pressi del contemporaneo paese di Santa Jona (comune di Ovindoli), per portarle, lungo un canale ipogeo di circa 10 chilometri, nell’area urbana albense. In località Arci di Massa d’Albe, un sifone rovescio forzando la condotta consentiva di far risalire le acque attraverso lo specus (canale d’acqua) dalla piccola convalle fino al territorio della città antica, collocato tra i 950 e i 1020 m s.l.m. (fonte con mappe e descrizione)

L’acquedotto romano di Angizia
Nel periodo tra il 41 e il 54 a.C. venne realizzato l’acquedotto dell’Arunzo, canale sotterraneo ideato dal console Lucio Arrunzio alla base del monte Aurunzo tra la valle di Nerfa e i piani Palentini, e che alimentava l’antica città di Anxa/Angizia, detto “ l’acquedotto di Angizia “. La galleria romana, con andamento perfettamente rettilineo e scavata interamente nel calcare del monte, è lunga 2,075 km; la sezione costante del condotto è di 1,80 metri di altezza con larghezza di 0,80. (fonte)
La struttura prendeva acqua dalla condotta fucense del cosiddetto “Acquedotto di Angizia” che dalle sorgenti lirine del Riosonno, passando per i Piani Palentini con l’alimentazione delle ville locali, perveniva nel versante fucense tramite una condotta forzata passante per il canale sotterraneo dell’Emissario claudiano del Fucino. fonte Altre notizie storiche e foto
Acquedotto “delle Luci” a Vasto
Documento di Italia Nostra Video Altre informazioni
Acquedotto di L’Aquila

Acquedotto medioevale di Sulmona

L’acquedotto, situato lungo il margine occidentale di Piazza Garibaldi fu costruito nel 1256, durante il regno di Re Manfredi di Svevia, come attesta l’iscrizione inaugurale incisa in caratteri teutonici tra due delle sue arcate.
Questo monumento testimonia la prosperità economica, demografica e culturale raggiunta da Sulmona, grazie al sostegno di Federico II, che aveva attribuito alla città un ruolo di grande rilevanza. Sulmona, infatti, ospitava il Giustizierato, una cattedra di diritto canonico e una delle sette fiere annuali. (fonte)
Serviva la città con acqua potabile e irrigua, seguendo probabilmente i tracciati romani preesistenti che captavano le acque del fiume Gizio su un percorso di circa 7 chilometri. Utilizzava canali scoperti e coperti a pendenza media dello 0,2% per una portata costante di 100-200 litri al secondo, mentre archi e piloni in pietra calcarea alti fino a 15 metri superavano ostacoli naturali, culminando in fontane pubbliche come quella di Sant’Agata per usi domestici, mulini e irrigui. (fonte)
Gli acquedotti Romani: un capolavoro di ingegneria
Come si costruiva un acquedotto nei primi secoli d.c.? I romani usavano una combinazione di calcoli precisi, tecniche costruttive avanzate e ingegneria idraulica. Il gromatico (il geometra dell’epoca) passava dal progetto al campo, segnando con dei pali il tracciato dell’acquedotto. Percorsi e angoli potevano essere tracciati e verificati usando una groma, un semplice apparato che fu in seguito sostituito da uno più sofisticato, la dioptra, un precursore del moderno teodolite. Alla distanza di 100 piedi (circa 30 metri) l’uno dall’altro venivano scavati i pozzi. Arrivati alla quota prevista, si iniziava a scavare la galleria, in modo da unire i pozzi l’uno con l’altro.
La quota di pendenza delle gallerie era intorno allo 0.2%. Ciò veniva calcolato attraverso il corobate, una sorta di grande livella in legno che presentava un canaletto al centro e che utilizzava l’acqua per calcolare l’inclinazione. La pendenza non poteva essere infatti né troppo bassa, in quanto non garantiva un flusso copioso d’acqua e faceva aumentare le incrostazioni calcaree nel canale, né troppo elevata, in quanto determinava una velocità troppo alta dell’acqua con rischi per le strutture.
La maggior parte del condotto era sepolta nel terreno, protetta da contaminazioni e attacchi, e ne seguiva i contorni; i picchi che ostruivano il passaggio venivano aggirati o, più raramente, forati con un tunnel. Quando non vi erano più rilievi e sarebbe stato impossibile mantenere la quota adeguata lo specus (la condotta sotterranea in cui scorre l’acqua) passava sopra a delle arcate (i cui resti sono ancora presenti nella campagna romana); quando questo non era possibile il contenuto era immesso a pressione in tubi di piombo, ceramica o pietra, e sifonati.
I Romani erano maestri nell’utilizzo di tecniche idrauliche raffinate, come per esempio quella del sifone rovescio, che si usava per superare dislivelli notevoli, come le valli, quando la costruzione di ponti ad arcate sarebbe stata troppo costosa o difficile. Il principio è lo stesso del moderno sifone idraulico. L’acqua veniva raccolta in una vasca a monte, da cui partiva una condotta (solitamente in piombo) che scendeva nella valle e risaliva sul lato opposto. L’acqua, spinta dalla pressione generata dalla discesa, riusciva a risalire l’altra sponda fino a un’altezza leggermente inferiore a quella di partenza, dove veniva poi raccolta in una seconda vasca e reimmessa nel canale.

La maggior parte dei sistemi di acquedotto comprendeva vasche di sedimentazione, paratoie e serbatoi di distribuzione per regolare la fornitura secondo le necessità. Quando l’acquedotto arrivava vicino alla città si creavano serbatoi di accumulo e smistamento chiamati castella aquae, che svolgevano la funzione della moderna torre piezometrica.
Il canale, realizzato in muratura, con copertura per proteggere l’acqua dagli agenti atmosferici, dai materiali trasportati dal vento e dagli uccelli, era reso impermeabile per impedire che l’acqua potesse infiltrarsi direttamente a contatto con la muratura, che veniva così salvaguardata dai danni dell’umidità. Per rendere impermeabile fondo e pareti si usava del cocciopesto, malta realizzata con una miscela di calce, sabbia, o pozzolana, minuti frammenti di mattoni o tegole.
Video Gli strumenti Come si lavorava
- Il bacino idrografico è una porzione di territorio che, a causa della sua conformazione orografica, raccoglie acque meteoriche o provenienti dalla fusione di ghiacciai o nevai che scorrono confluendo tutte verso un solco d’impluvio dando origine ad un corso d’acqua, o verso una conca o depressione dando origine ad un lago o a una zona paludosa. Esso differisce dal bacino idrogeologico in quanto quest’ultimo non considera il solo deflusso di acque superficiali, ma anche lo scorrimento di infiltrazione che dipende dalla stratigrafia e dalla conformazione geologica del sottosuolo. ↩︎
